fbpx

U Cuddrurieddru fa schifo… ma solo per chi non l’ha mai mangiato

WhatsApp Image 2020-12-02 at 11.41.56

La Valorizzazione delle Tradizioni e del concetto più autentico dell’essere Sanizzo, per noi di Mi’Ndujo è tutto! Non importa se ad oggi nei nostri locali non potrete mai gustare un Cuddrurieddru, ma ci sentiamo in dovere di promuovere e ricordare i momenti di allegria, che si nascondono dietro una bella mangiata di queste ciambelle tutte nostrane.

I cuddruiaddri, come adoriamo chiamarli noi cosentini, sfidando anche gli stessi calabresi, sono una di quelle pietanze che è stata tramandata di generazione in generazione.

Risalgono ad un’epoca in cui la felicita la si poteva percepire anche in un semplice impasto di acqua farina, patate e sale.

Proprio un po’ come il nostro Pane Sfornato a Vista!

In virtù di questo ti invito ad entrare nelle nostre liste esclusive

Da dove viene il Cuddrurieddru?

Tempi in cui se di solito le pietanze a base di carne erano un lusso e durante l’inverno lo erano ancora di più. Nonostante la scarsità e i periodi di crisi, le nostre nonne riuscivano ad ovviare alle ristrettezze alimentari con fantasia e creatività, tirando fuori pasti semplici e veloci capaci di portare ed infondere allegria ad ogni boccone.

Va detto che per noi cosentini era un dovere morale dargli un nome così semplice e armonioso 😁

Quelli che noi oggi conosciamo come “cuddurieddri” trovano origine etimologia nella lingua greca κολλύρα (kollura) . Il nome “cullura” che significa ‘corona’ ricorda la forma della pietanza di forma sferica con uno spazio vuoto all’interno. La pietanza poi è stata adottata da diverse regioni meridionali prendendo nomi e composizioni rispettivamnete differenti. C’è chi ha deciso di chiamarla collura, chi coddura, chi ciambella… noi abbiamo deciso di battezzarlo in modo molto chiaro e fluido: semplicemente “cuddrurieddru”.

Alcuni filologi stanno studiando per cercare di inserire il termine tra i scioglilingua più complessi. Ma questo è un’altra storia…

Ora veniamo a noi!

Ti lascio a questo capolavoro di rima baciata che ho trovato sul web e ti invito ancora ad entrare nel mondo più Sanizzo che c’è:

"É quasi rutunnu ed é dorata, si mangia a vijilia da 'Mmaculata, po essa certe vote d'uagliu 'nzivatu ma u sapuri delizia tuttu u palatu... Senza nente é davero cosa beddra, ma ccu l'alici diventa vecchiareddra! Farina e patate ammassate a puntino, a morte sua é ccu nu bicchiari i vino! Crespelle, ciambelle,o atri numi strani, ma cca si sbagli ti ciuncanu i mani... Cumu u chiamano fora ti frichi d'iddri, ma cca a Cusenza, su i CUDDRURIADDRI"

Grazie al (nostro) poeta
Alessandro Augieri

Categories